I social network: attenzione alle espressioni utilizzate

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La pubblicazione di un post, un tag, una foto o un link potrebbe in alcuni casi urtare la sensibilità di qualcuno e così potrebbe scattare la responsabilità penale per l’utilizzatore dei social.
Ci si ritrova spesso davanti allo schermo di un Pc, ci si sente al sicuro e al riparo e molti non esitano ad esprimere qualche pensiero di troppo e insultare gratuitamente. Tali insulti sono tutt’altro che poco rilevanti, essi sono a tutti gli effetti dei comportamenti perseguibili sia penalmente (come reati) che civilmente (risarcimento del danno).
Ad esempio, la pubblicazione di una foto oscena o di una frase inopportuna potrebbero offendere la dignità di una persona, in questo caso scatterebbe la responsabilità per diffamazione. Questo reato è disciplinato dal codice penale (art. 595 cod. pen.) e punibile con la reclusione fino a un anno.

Inoltre, la Cassazione con sent. n. 24431/2015 del 28.04.2015 ha precisato che se si offende qualcuno con un post pubblicato sulla bacheca di Facebook, si rilevano gli estremi del reato di diffamazione aggravata (art. 595, 3° comma cod. pen.). Questo inasprimento è determinato dalla capacità di internet di coinvolgere e raggiungere molte persone, procurando un danno diffuso alla persona. Pertanto, chi offende a mezzo Facebook o altri social rischia la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a € 516, e cosa importante ciò vale anche se il profilo non è pubblico.

Se vuoi ricevere chiarimenti sulle modalità e sulla procedura da seguire per denunciare un post, un commento o una frase offensiva, ingiuriosa e diffamante ricevuta sui social network non esitare a contattare Assoinforma.

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