La Cassazione definisce illegittimo il licenziamento per il lavoratore in malattia che svolge altre attività

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Un lavoratore o una lavoratrice in seguito ad un infortunio avvenuto sul posto di lavoro ha diritto ad un periodo di adeguato recupero, ma potrà svolgere attività lavorativa presso un altro luogo di lavoro. La Cassazione civile sez. lavoro lo scorso 1 agosto 2016 ha infatti disposto, con sentenza n. 15982, l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore sorpreso a svolgere attività extralavorative durante il periodo di malattia, specificando che tale illegittimità riguarderebbe quelle attività che non pregiudicano la guarigione del lavoratore, la violazione delle prescrizioni di riposo o delle cure impartite dai certificati medici.

In altre parole, non esiste un divieto assoluto per il lavoratore dipendente in malattia di svolgere mansioni in favore di terzi,  tuttavia devono esserci tre condizioni:

  1. La malattia non deve essere simulata ovvero lo stato di malessere deve essere effettivo
  2. Il dipendente non deve svolgere attività in concorrenza con l’azienda presso cui è assunto
  3. Il dipendente non deve pregiudicare la propria guarigione con la seconda attività lavorativa svolta

Il dipendente, nell’attesa di riprendere a pieno ritmo la propria attività in azienda, può svolgere altre attività che gli assicurino reddito sia direttamente, ad esempio con consulenze private ricevendo denaro dai propri clienti, sia indirettamente svolgendo mansioni per un’altra azienda non concorrente.