Un nuovo anno scolastico tra cambiamenti e novità risapute

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È appena iniziato il nuovo anno scolastico tra malcontenti generali provenienti dal corpo docente e dirigenziale, e insoddisfazioni di famiglie deluse perché non tutte le scuole sono riuscite nei tempi previsti a garantire l’adeguata didattica ai propri alunni.

A migliaia di docenti è stato imposto il trasferimento in altre regioni rispetto a quella di residenza, eppur vero che la scelta delle regioni è stata fatta liberamente da ogni docente ma essere catapultati in una nuova realtà non è facile ed abbandonare per un intero anno la propria famiglia non è per nulla semplice.

A tal proposito, come ogni anno, il MIUR ha garantito la possibilità di richiedere la cosiddetta “Assegnazione provvisoria” o “Utilizzazione”. Queste procedure rientrano nella mobilità annuale che dà possibilità a tutto il personale scolastico (docente, ATA, educativo) di prestare servizio per un anno in una scuola diversa da quella in cui si è titolari o assegnati. In questo modo si ha la possibilità di rimanere nella propria provincia di residenza ed evitare trasferimenti immediati, e proprio in queste ore molti docenti stanno per ricevere il tanto atteso verdetto.

Ma a nostro avviso, due punti di fondamentale importanza devono farsi spazio all’interno di qualsiasi possibile dibattito: didattica e formazione. Il lavoro di un docente non è forse quello di insegnare con professionalità ai discenti? Bisogna garantire agli alunni (e certamente in una situazione così precaria non è adeguatamente fattibile) continuità, professionalità e competenze.

Un altro punto che non bisogna trascurare è il caso dei bambini affetti da disabilità che necessitano di una figura altamente specializzata che li possa condurre efficacemente non soltanto alla conoscenza ma anche ad inserirsi in contesti sociali di gruppo come le aule scolastiche. Ed in questo l’insegnante di sostegno è la figura più qualificata poiché ha inderogabilmente il compito di attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattico metodologiche specifiche.

In definitiva bisogna riconoscere che “la buona scuola”, così come ogni altro possibile intervento, abbia causato per molti insoddisfazioni e per altri sia stata la salvezza dopo anni di precariato. Ma ciò che assolutamente non bisogna trascurare sono gli alunni che rappresentano il domani e se un insegnante, nonostante le varie vicissitudini personali, non si prende cura della loro formazione allora sì che occorrerà parlare di sconfitta scolastica ed umana.