I diritti del lavoratore part time e il “principio di non discriminazione”

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L’articolo 4 del Decreto Legislativo n. 61/2000 introduce il “principio di non discriminazione”, ovvero il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno comparabile.

Il lavoratore a tempo parziale gode degli stessi diritti di un lavoratore a tempo pieno, in particolare:

  • importo della retribuzione oraria
  • durata delle ferie annuali e del periodo di astensione per maternità e malattia
  • infortuni sul lavoro e malattie professionali
  • diritti sindacali

In merito alla retribuzione di un lavoratore part time, il D.Lgs 61/2000 stabilisce che debba essere riproporzionata in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa, e tale ridefinizione riguarda anche l’importo della retribuzione globale e i trattamenti economici per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità.

La sezione lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18709/2016, ha confermato che il principio di non discriminazione del D.Lgs 61/2000 rappresenta la sola normativa da applicare in materia di differenze tra lavori a tempo parziale e a tempo pieno. In altre parole, le differenze tra lavoratore full-time e part-time non possono essere determinate in base a criteri diversi da quello contemplato dalla norma con esclusivo riferimento all’inquadramento previsto dalle fonti collettive.

In definitiva, se l’azienda non rispetta tale principio di non discriminazione dovrà pagare non soltanto l’importo al lavoratore dovuto ma anche le spese processuali.